Travel blogs by Travellerspoint

Quando il colonialismo diventa culturale

overcast 25 °C

Ogni volta che passiamo per Manga, un piccolo villaggio di massimo cinquanta case che e’ cresciuto intorno a un mercato di frutta e verdura coltivati nelle vicinanze, decine e decine di bambini corrono ai bordi della strada, gridando ‘msongo msongo’ (i bianchi i bianchi!). Manga e’ il mercato piu’ vicino alla nostra casa e ad Eronge, ed e’ li’ che arrivano i matatu (bus) da Kijauri e Keroka (due centri abitati di dimensioni un po’ consistenti- forse potrebbero addirittura apparire su GoogleMap?), indi per cui a Manga le nostre faccie sono ormai ben conosciute. Nonostante cio’, ogni volta che passiamo da li’ ci ritroviamo circondati e/o seguiti per strada da orde di bambini (si’, una media di 9 figli per donna si nota dalla quantita’ di bambini che ci sono in giro, e la maggior parte di loro sono impolverati e coperti di stracci).
Alcuni sembrano un po’ spaventati. Altri, che ormai ci conoscono un po’ meglio, si avvicinano spavaldi e ci porgono la mano. I Kenyani, c’e’ da dire, passano una buona parte del proprio tempo a stringersi le mani: anche quando si e’ incontrato qualcuno per svariate volte nello stesso giorno, stringersi la mano e’ una prerogativa assoluta. E non sto parlando di una strettarella di mano en passant, ma di un vero e proprio rito per cui ci si stringe le mani con vigore per circa un minuto, scambiandosi ‘Buwakire’ e ‘Bukawire mbuja’ (‘ciao come va?’ e ‘tutto bene’ rispettivamente, in Ekegusii) seguiti da svariati borbottii di approvazione e soddisfazione. Con i bambini che ci ronzano intorno per le strade, lo stringersi le mani e’ una faccenda piu’ rapida che con gli adulti, ma non meno importante- se non ci fermiamo per stringere la mano a tutti, questi marmocchi ci seguono per un bel pezzo. Non abbiamo mai provato ad ignorarli per vedere se ci seguirebbero fino a casa, ma sospetto di si.

Gli adulti invece, a Manga come altrove, si limitano a fissarci. Sia che si tratti solo di me e Chain, sia che si tratti di un gruppo piu’ grande, tutti ci fissano – nelle zone rurali piu’ che a Kisii, dove immagino la gente sia piu’ abituata a vedere bianchi che per le campagne dove solo poche ONG si avventurano e non si vede nemmeno l’ombra di un turista. E’ una sensazione stranissima sentirsi centinaia di occhi addosso quando si passa per un mercatino, una strada, quando si compra una qualunque stupidaggine ad una bancarella. E appena ci si mostra un minimo confusi rispetto alla direzione da seguire, al prezzo da chiedere ecc, decine di persone ti offrono di aiutarti. Alla stazione dei matatu di Kisii questo comportamento diventa addirittura snervante: il fine settimana scorso, appena scesi dal matatu da Kisumu, volevamo passare per il supermercato prima di proseguire il viaggio verso Eronge. In men che non si dica siamo stati ‘assaliti’ da decine di persone che continuavano a chiederci dove fossimo diretti, da dove venivamo, a che ora volevamo ripartire. E non c’e’ risposta che tenga: ti devono aiutare a tutti i costi. Stanchi, impolverati e affamati, Chain, Malaika ed io ci siamo sentiti sotto assedio e abbiamo dovuto farci spazio a gomitate urlandoci dietro ‘NON CI SERVE NIENTE SIAMO APPOSTO!’ per arrivare al supermercato in pace. A guidicare dal modo in cui si e’ lasciata irritare dalla situazione, direi che Malaika pensasse si tratti soltanto di guidatori di matatu che vogliono a tutti i costi farci salire sul loro matatu. A parer mio, non e’ cosi’: e’ il modo Kenyano di essere gentili, e’ il loro modo per aiutarci a trovare il matatu successivo. Non appena vedono bianchi, pensano che siamo persi nella giungla urbana keniana e abbiamo bisogno di aiuto. Perche’ si dovrebbero sprecare ad aiutarci? A parer mio, e’ per lo stesso motivo per cui i bambini sono cosi’ emozionati all’idea di stringerci la mano. Per lo stesso motivo per cui tutti ci fissano. Per lo stesso motivo per cui tutti pensano che siamo belli ed eleganti. Ed e’ perche’ siamo bianchi, e come mi ha detto una delle studentesse delle scuola ‘a noi piace tantissimo la vostra pelle’.

In un mese e mezzo in Kenya, mi sono sentita dire tante, tantissime volte quanto sono ‘smart’ (elegante) (anche quando abbino scarpe da ginnastica e gonna da suora missionaria- un accostamento da brivido), quanto sono bella (anche quando sono ricoperta di polvere, ho i capelli che sembro una scopa e stendiamo un velo pietoso sul resto), per non parlare delle proposte di matrimonio che ormai hanno raggiunto quota 9 (o giu’ di li’). Mi sento osservata e ammirata come fossi una superstar. O forse un aliena. Forse un misto tra le due. Quando le studentesse della scuola mi hanno detto per la prima volta ‘vorrei avere la pelle come la tua’ un brivido mi e’ corso lungo la schiena. Durante una delle molte visite che abbiamo prestato a studenti/insegnati/conoscenti, il professore di matematica di Eronge ci ha fatto promettere di tornare a trovarlo perche’ a lui piace ‘interagire con gente della nostra tribu’’ (indendeva dire, con noi bianchi). L’antropologa che c’e’ in me forse sperava di trovare almeno un po’ di rabbia e ribellione in loro verso i bianchi- per come sono stati trattati come meno-umani ai tempi del colonialismo, sfruttati come schiavi, derubati delle loro terre e delle loro ricchezze, e poi abbandonati al loro destino in balia di un sistema internazionale in tutto e per tutto in mano alle grandi e ‘bianche’ potenze mondiali, che non rinuncerebbero mai a una fetta di quella torta che e’ il mercato internazionale per mantenere le promesse di sviluppo economico che invece vengono cosi’ generosamente elargite in contesti diplomatici. E invece i Keniani (o per lo meno, quelli con cui ho avuto occasione di parlare io) sembrano rimpiangere i tempi del colonialismo, quando i bianchi hanno ‘portato la civilizzazione’’ (parole testuali). Sotto molti punti di vista, si ritengono inferiori. E io ho il mio bel da fare a raccontare come da piccola questa cosi’ bella pelle color latticino mi e’ costata dolorose scottature e migliaia di scellini kenyani in creme&cremine solari; come anche l’Europa abbia i suoi problemi (anche se no, nessuno muore di fame, e no, strade sterrate come quella che portano ad Eronge non esistono, o quantomeno vengono classificate come ‘non percorribili da veicoli’). O a spiegare loro che, anche se costoso, per me il biglietto per il Kenya non ha un prezzo proibitivo, e nella mia vita in Europa sono solo una studentessa, attualmente con un debito di 9mila sterline con il governo inglese che ha pagato le mie tasse universitarie. Per loro, al contrario, il prezzo di un biglietto aereo corrisponde ai guadagni di una vita (o forse piu’), e no, il governo inglese non pagherebbe anche per la loro educazione universitaria, perche’ non vengono da un paese dell’Unione Europea.

Come convincerli che siamo tutti uguali, che siamo tutti parte della razza umana e il colore della pelle non conta? Che la bellezza e’ un concetto relativo e che e’ solo perche’ i bianchi sono ricchi e potenti che i keniani ci considerano belli? (non e’ forse vero che la pelle bianchissima era considerata bella al tempo in cui gli aristocratici erano gli unici a potersi permettere di non lavorare in campagna ed essere abbronzati, mentre al giorno d’oggi solo chi ha tempo e soldi ‘da sprecare’ in vacanze al mare e tintarelle ha quel colorito scuro che cosi’ in tanti invidiamo?). In attesa di trovare risposte, continuo a stringere la mano a tutti i bambini di Manga che muoiono dalla voglia di toccare un bianco, e mi presto ad andare a tutte le cene (sempre e comunque a base di ugali e sukuma wiki) a cui vengo invitata assecondando il desiderio tutto keniano di avere ‘l’onore’ di interagire con dei bianchi. E cerchero’ di non farmi irritare dagli sguardi imbambolati di adulti e
bambini quando passiamo per le strade, e nemmeno dalla loro insistenza nel volerci per forza aiutare.
Pero’ e’ il caso che l’antropologa che c’e’ in me metta la testa sotto la sabbia come uno struzzo, e mediti sul concetto di colonialismo culturale.

Posted by annasilvia89 13.8.11 08:35 Archived in Kenya

Email this entryFacebookStumbleUponRedditDel.icio.usIloho

Table of contents

Cheap hotels in Kenya

Read reviews from other Travellerspoint members.

Comments

Veramente interessante, il colonialismo culturale. E sinceramente inaspettato. In realta` non pensavo che i poveri abitanti di paesi sperduti odiassero i bianchi, ma che li trovassero solo ricchi e lontani. Il fatto che questo porti ad una specie di adorazione e` sorprendente!
capisco il tuo ribrezzo per i commenti sulla tua pelle. Hai provato a spiegarlo a qualche adulto? A parlargli di quello che le multinazionali e i governi occidentali fanno alle loro economie?

PS= come va con il prof di biologia e il darwinismo?

16.8.11 by Francesco

ciao principessa, ho letto una parte dei tuoi racconti e penso vadano stampati.l'idea in verità è venuta a zia Milvia. Mi sento molto orgogliosa della mia nipote preferita. tanti baci da me e da daniele.

21.8.11 by luisacola

Comments on this blog entry are now closed to non-Travellerspoint members. You can still leave a comment if you are a member of Travellerspoint.

Enter your Travellerspoint login details below

( What's this? )

If you aren't a member of Travellerspoint yet, you can join for free.

Join Travellerspoint