Arrivederci, Kenya
la conclusione di un'incredibile estate
22.8.11 - 9.9.11
Scrivo da Parigi. Dal mio nuovo appartamentino. Dal mio computer. Tutto e' finito, e sembra quasi che la mia avventura in Kenya sia stata tutto un sogno. Ma sulla scrivania ci sono piccoli porta-oggetti di pietra ollare fatti a mano che ho comprato a Tabaka uno degli ultimi finesettimana; e sul comodino orecchini e oggettini che ho comprato per le mie amici/he come souvenir e che daro' loro non appena li rivedro'; nel mio profilo facebook ci sono centinaia di nuove foto di me e Chain circondati dalle facce sorridenti degli studenti di Eronge; sullo stendino, gonne lunghe inutilizzabili (almeno per quanto mi riguarda) nel mondo 'reale' che al terzo lavaggio caldo rilasciano ancora acqua strapiena di polvere. Ma piu' di ogni altra cosa, tante bellissime memorie di quella terra cosi' lontana da questa nuova vita parigina affollano la mia mente, e mi dicono che no, non e' stato un addio, al massimo un arrivederci.
Le ultime due settimane ad Eronge sono state frenetiche. Chain ed io siamo stati impegnatissimi a completare i nostri progetti- a mettere fretta al carpentiere per finire i tavoli prima della nostra partenza, a comprare gli ultimi libri, a ricoprirli di plastica trasparente, a comprare calcolatrici grazie a una donazione dell'ultimo minuto in memoria di due zii venuti a mancare recentemente; abbiamo organizzato un forum di discussione sui metodi di insegnamento per i professori, cercando di incoraggiarli a parlare tra loro e a scambiarsi idee su come insegnare in modo interattivo e interessante; abbiamo chiuso i conti con l'elettricista per aver installato l'elettricita' nel laboratorio, e con l'imbianchino per aver pitturato tutte le superfici; abbiamo fatto nuovi poster da appendere sui muri della scuola (tra cui uno sulla malaria, prima causa di morte in Kenya, di cui i ragazzi a volte, abbiamo scoperto, non conoscono nemmeno i sintomi); abbiamo disegnato nell'erba il nuovo campo per la pallavvolo e abbiamo montato la rete. E abbiamo anche dovuto perdere un sacco di tempo a completare documenti per il 'passaggio di consegne' che avverra' l'anno prossimo. Come ho gia' accennato, l'estate prossima ci saranno altri 2 studenti KEP ad Eronge, e forse (se ritenuto necessario) ce ne saranno anche altri 2 l'anno successivo. Al contrario di Chain ed io, che siamo stati i 'pionieri' KEP alla scuola, i nostri successori avranno accesso a molto piu' materiale informativo, e sapranno cosa li aspetta in quanto a infrastrutture, materiale scolastico etc grazie a questo documentone di 30 pagine (chiamato 'Handover pack') che siamo stati impegnati a compilare giudiziosamente durante le nostre ultime settimane ad Eronge.
L'ultimo giorno ad Eronge mi ha preso alla sprovvista- troppo presto perche' potessi rendermi conto che fossero gia' passate 8 settimane dal nostro arrivo. La scuola ha organizzato una giornata di festeggiamenti in nostro onore, con tutti i professori, studenti, rappresentanti dei genitori e rappresentanti dell'amministrazione chiamati a fare un discorso di ringraziamento e a salutarci in pompa magna. Ringraziamenti a non finire, e come sempre in queste situazioni, tanta retorica. Ma ci sono stati anche discorsi che mi hanno commosso. In particolare, quello di Josephine, la nostra 'mamma adottiva' di cui ho forse parlato troppo poco in questo blog ma alla quale mi sono affezionata moltissimo durante questa lunga estate. Josephine ci ha ringraziato non solo per i frutti del nostro investimento (libri, elettricita', calcolatrici ecc), ma anche perche', ha detto, ha avuto la possibilita' di imparare tante cose da noi. Ad arrivare in orario, ad esempio. Quando ci ha chiesto di andare a visitare una mattina la scuola dove insegna (la scuola elementare di Magombo), noi ci siamo presentati alle 7 di mattina come di accordo alla sua porta- non con le due ore di ritardo che i kenyani danno praticamente per scontate. O a mantenere le promesse. Quando le abbiamo promesso di comprarle una torcia 'da testa' perche' le poteva essere utile per cucinare (dato che nella casupola di fango tradizionale che e' la sua cucina, c'e' poca luce- per non parlare del fatto che spesso salta l'elettricita'...), gliel'abbiamo comprata non appena siamo andati al supermercato di Kisii. Ha detto anche di aver notato in noi un grande rispetto per gli altri- adulti, ragazzi e bambini- e nel suo discorso rivolto agli studenti ha detto loro di imparare da noi, perche' e' solo rispettando il prossimo che si puo' crescere insieme. Parole che mi hanno scaldato il cuore, perche' sapevo essere genuine, come gli occhi umidi di Josephine mi hanno confermato quando, in conclusione del suo discorso, ci ha guardato con il suo grande sorriso gentile. Come dicevo, c'e' stata anche tanta retorica vuota durante la giornata- come quando alcuni degli insegnanti hanno esortato gli studenti a studiare di piu' perche' anche per loro e' possibile andare a Oxford o a Cambridge come me e Chain, se solo si impegnano a fondo. Ed e' inutile nascondere che questa sia una bugia- con tasse universitarie per studenti non UE di 20mila sterline e passa (e non una borsa di studio per Kenyani), come potrebbe anche il piu' brillante degli studenti andare a studiare a Oxford o Cambridge? E ci vorrebbe un miracolo per dare loro la possibilita' di studiare negli Stati Uniti, dove le borse di studio ci sono, ma anche solo fare domanda costa soldi, tempo e richiede una preparazione a cui la maggior parte degli studenti di Eronge non ha accesso. E' stata una giornata densa e emotiva, conclusasi con tanti abbracci di addio (o, spero, di arrivederci) e tante promesse di mantenere i contatti, che spero tanto avranno effettivamente seguito.
Dopo due giorni a Nairobi, anche Chain ed io ci siamo salutati. Mi sono resa conto di essermi affezionata moltissimo a lui- un po' come ci si affeziona a un fratello piccolo un po' fastidioso ma a cui alla fin fine si impara a voler bene. Ne abbiamo passate di tutti i colori insieme, e penso proprio che abbiamo formato una gran bella squadra.
E ora sono qui, catapultata in questa grande citta' dove tutti parlano con questa r moscia troppo ridicola per essere presa sul serio. Ogni tanto mi guardo intorno e resto imbambolata a guardare tutto questo cemento- non mi ero mai fermata a pensare che nelle citta' europee non esistano strade bianche! Non si vede terra da nessuna parte! E farsi la doccia e lavare i panni con l'acqua calda?? ... aaaaaahhh che lusso! Per non parlare delle strade liscie, la metro, la varieta' di cibi nei supermercati, la quantita' di luce per le strade nella notte, la liberta' di tornare a casa a piedi dopo le 7 di sera senza il minimo problema, e il non sentirsi osservati tutto il tempo, e il fatto che in Francia torno ad essere di aspetto assolutamente insignificante (anche perche' i tacchi e i vestiti di alta moda delle parigine non c'e' verso che io me li metta) e non 'cosi' bella e grassa' come in Kenya. Sono qua ormai da una settimana, e ancora ogni tanto mi fermo disorientata per strada a pensare quanto questo mondo sia diverso dal mondo di Jane Samba, George Onkoba, e Josephine Omwenga, le mie studentesse preferite Judy Bosire e Violet , e il caposcuola Sam, e Sixtus (che secondo me e' omosessuale ma in Kenya non ammettera' mai nemmeno a se stesso di essere tale, dato che sarebbe ostracizzato dal villaggio e dall'intero paese se scoperto tale- e no, non esagero), e gli insegnanti di matematica che sognano di fare un dottorato in america, e il pastore del villagio che crede nella stregoneria...
Le mie avventure in Kenya non sono finite, ma questa e' la fine del primo capitolo. Spero di poter tornare l'estate prossima da coordinatrice e selezionatrice delle scuole con KEP, ma e' tutto da vedere, da organizzare, da discutere. Per adesso, questo e' tutto.
E' stata un'estate magica. Grazie, davvero, a tutti coloro che mi hanno aiutato a renderla possibile.
Posted by annasilvia89 10.9.11 07:08 Archived in Kenya Comments (0)